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Gli oli essenziali erano molto diffusi intorno al XIX secolo, in seguito, con lo sviluppo scientifico e la sintetizzazione delle molecole in laboratorio, i prodotti naturali hanno perso terreno poiché troppo costosi di fronte ai prezzi concorrenziali dei nuovi farmaci. Pian piano però la Natura sta riprendendo ad essere apprezzata e non sono poche le persone che negli ultimi decenni si interessano nuovamente ai metodi naturali per curarsi. Ma prima di interessarci agli ultimi due secoli, facciamo un salto nel tempo e vediamo un po' cosa succedeva 6000 anni fa...

Ultimo aggiornamento: novembre 2018

Prima dell'anno zero

Antico Egitto (4500 a.C.)

L'inizio dell'utilizzo degli oli essenziali risale all'Antico Egitto e si hanno tracce scritte su papiri che certificano l'esistenza di "piante vitali", utilizzate come piante sacre legate a credenze magiche e simboliche, a partire dal 4500 a.C.

Gli Egizi li usavano in diverse circostanze: dalla medicina alla cosmesi passando per l'arte della profumeria e dell'imbalsamazione. Mettere profumi sul corpo fa parte dei costumi legati alla seduzione e alla religione, i balsami profumati erano una vera e propria merce di scambio non solo per i ricchi, ma anche per le persone del popolo. La religione è però particolarmente all'utilizzo di oli essenziali poiché nel momento dell'imbalsamazione dei corpi essi vengono usati per ravvicinare le divinità all'uomo dopo la morte. Le bande che avrebbero ricoperto il corpo del defunto venivano precedentemente lasciate in ammollo negli oli essenziali e ciò ha permesso, insieme ad un insieme di tecniche particolari, di conservare i corpi nel corso dei millenni.

Gli Egizi praticavano in modo sommario la distillazione delle piante, si trattava in effetti più di una macerazione seguita da centrifuga. Le piante venivano preparate in acqua bollente, dove venivano successivamente immersi i tessuti e lasciati a macerare per diversi giorni in modo tale che si impregnassero per bene delle essenze rilasciate nel liquido. Dopo di che le bande di tessuto venivano sottoposte a centrifuga manualmente.

Le modalità d'uso sono rimaste praticamente immutate nel corso dei millenni, all'epoca venivano infatti principalmente utilizzati per via cutanea attraverso l'applicazione di balsami e pomate, ma anche per via orale sia da puri che sotto forma di tisane.

La civiltà egizia viene considerata la madre degli oli essenziali ed ha in seguito influenzato numerose culture trasferendo il loro savoir-faire in Grecia, nell'Impero Romano e in tutto il bacino mediterraneo.

Gli oli essenziali in Medio Oriente (4000 a.C)

Grazie al ritrovamento di alcune tavolette risalenti all'epoca mesopotamica, sappiamo che l'utilizzo degli oli essenziali in Medio Oriente risale al 4000 a.C. circa, quando erano impiegati principalmente in profumeria prima di trovare spazio nell'ambito medicale grazie all'influenza egizia.

I profumi venivano creati mediante macerazione delle piante e in seguito summifugi nelle case. Le credenze religiose legate all'utilizzo degli oli essenziali restavano tuttavia strettamente legate anche quando questi trovavano impiego come rimedi medicamentosi, infatti si riteneva che le essenze potessero "guarire lo spirito" del defunto prima dell'incontro con gli dei in modo tale da prepararlo ad una vera e propria rinascita. Tuttavia non si trattava di un rimedio riservato alle persone in fin di vita visto che erano di largo uso anche per curare problemi cutanei come pruriti o rossori.

Gli oli essenziali in Cina (2800 a.C.)

L'importanza della Cina nell'ambito degli oli essenziali non risiede tanto nel progresso delle tecniche nel corso degli anni, quanto nella diffusione popolare di cui si è fatta promotrice. Lo Shennong Bencao Jing, un trattato di farmacopea cinese scritto tra il 200 e il 300 a.C., presenta infatti una lista di un centinaio di essenze estratte da altrettante piante e ne illustra gli effetti sull'organismo e gli ambiti di applicazione.

Gli oli essenziali nelle americhe (1000 a.C.)

La storia degli oli essenziali nel "Nuovo Mondo" è tutt'altro che nuova. Gli Incas, i Maya e gli Aztechi utilizzavano infatti le piante medicinali delle loro terre molto prima delle Crociate. Il suolo americano pullula infatti all'epoca di piante di tutti i tipi e gli storici hanno addirittura classificato più di 100 piante utilizzate dalla sola civiltà azteca.

Le tribù indigene usano ancora oggi le piante per curare numerosi mali ma anche per il sollievo fisico, la purificazione, lo sviluppo spirituale e la pulizia della casa.

Gli oli essenziali in grecia (300 a.C.)

I greci sono noti per il loro uso smodato in fatto di oli essenziali in profumeria, sotto diverse forme (balsami, oli puri, bagni profumati,...) ed è stato grazie ad Alessandro Magno se questi si sono diffusi in Grecia, dopo la conquista dell'Egitto e aver scoperto i benefici delle piante. Grazie alla creazione del porto di Alessandria, vero e proprio centro nevralgico del commercio delle spezie, la Grecia ottiene un punto di accesso permanente alle varie piante utilizzabili sotto forma di oli essenziali.

La mitologia greca attribuisce le scoperte delle piante medicinali alle divinità, e queste diventano quindi talmente preziose da divenire uno dei tipi di offerte che venivano destinate loro sul monte Olimpo.

Ippocrate redige inoltre il Aphorismorum, un libro che enumera circa 230 piante spiegandone le osservazioni medicali e gli impieghi. In seguito è la volta di Aristotele che descrive gli utilizzi in medicina di più 500 piante e infine di Teofrasto, allievo di Aristotele e botanico, nella sua opera Historia Plantarum descrive le sue osservazioni sulle forme, la nascita e diversi usi possibili delle piante medicinali.

Gli oli essenziali nell'impero romano (150 a.C.)

Grazie all'influenza della Grecia sull'Impero, i Romani cominciano subito ad interessarsi all'utilizzo delle spezie apprezzandone i sapori e i profumi. Esattamente come i Greci, ne fanno un uso smodato, soprattutto per quanto riguarda l'ambito religioso ma con un crescente interesse anche per quanto riguarda la creazione di profumi, fino ad allora riservati ad un utilizzo prettamente femminile. Le virtù degli oli essenziali nell'arte della seduzione si diffondono allora in tutto l'Impero.

Più tardi, nel I sec. d.C., Dioscoride, un medico e botanico greco che opera nell'Impero, redige il De materia medica, un'opera composta da cinque volumi nella quale recensisce circa 520 piante medicinali. L'opera diviene un emblema del mondo degli oli essenziali fino al Rinascimento poiché il medico in un suo scritto afferma: “Distillare è imitare il Sole, che evapora le acque della terra e le rinvia in pioggia”. 

Dopo l'anno zero

Gli oli essenziali nel Medioevo

Bisogna cominciare col dire che le piante medicinali sotto forma di oli essenziali non vengono per niente, o molto poco, utilizzate all'inizio del Medioevo, si credeva infatti che le essenze fossero delle sostanze malefiche, utilizzate dalle streghe, ma loro malgrado, suscitano comunque grande interesse ed è proprio l'imperatore Carlo Magno infatti che redige, nel 795 d.C. una guida delle 88 piante necessarie nella vita quotidiana (nutrizione, decorazione, etc.).

Le piante medicinali propriamente dette erano invece destinate esclusivamente all'utilizzo nei monasteri e nelle case dei nobili, la medicina e la religione infatti erano strettamente legate e la creazione di rimedi e pozioni per allontanare i mali era fondamentalmente di competenza dei farmacisti e guaritori facenti parte del clero.

Durante l'epoca delle Crociate, al ritorno dalla Terra Santa, l'interesse per gli oli essenziali riprende piede. Le essenze rappresentano il simbolo della purificazione e della concentrazione delle forze divine. La distillazione delle piante diventa inoltre una pratica comune e si comincia a distillare di tutto, anche la qualità del prodotto finito aumenta e gli oli ricavati divengono la base di tutti i rimedi grazie soprattutto alle proprietà antibiotiche, particolarmente apprezzate nei momenti di diffusione delle epidemie.

L'interesse per queste sostanze continua a crescere sotto il regno di re Filippo Augusto grazie all'istituzione di una nuova figura: il guantaio profumiere. I maestri guantai profumieri fanno parte di una vera e propria corporazione e diffondono in Francia una tecnica orientale per lavare le pelli in bagni di profumo, tecnica di disinfezione che diventerà moda con Caterina de' Medici attraverso l'introduzione in Francia del guanto profumato durante il Rinascimento tanto che Parigi finirà col detronizzare Venezia nell'ambito della profumeria.

Gli oli essenziali nel rinascimento medio-orientale

Prima di interessarci all'avvento degli oli essenziali nel Rinascimento europeo è necessario fare un giro nel mondo musulmano, decisamente più all'avanguardia di noi in termini di aromaterapia.

È ad Avicenna, medico e filosofo persiano che risalgono i progressi nelle tecniche della distillazione, grazie all'invenzione della serpentina: un tubicino che permette ai vapori aromatici di raffreddarsi rapidamente passando dallo stato gassoso a liquido. Prima di questa invenzione il vapore veniva raffreddato mediante delle spugne umide, il che faceva perdere una grande quantità di liquido. Questa importante invenzione viene ancora usata ai giorni nostri!

Gli oli essenziali nel rinascimento europeo

Gli oli essenziali godono di un'ottima reputazione in Europa durante il Rinascimento e in Francia come in Italia i guantieri profumieri sono delle figure famose e ottengono un riconoscimento istituzionale tale da ricevere il monopolio per la vendita e la distribuzione di profumi dal ministro delle finanze francese Colbert (1619 - 1683).

È inoltre l'epoca durante la quale si sviluppa in modo preponderante la nozione di diffusione di oli essenziali, molto noti sono infatti i cosiddetti "pomi d'ambra", ovvero delle piccole sfere di metallo portate a mo' di gioielli che contenevano essenze quali ambra grigia, muschio o ancora zibetto che venivano usate sia come disinfettanti per proteggersi dal contagio della peste che come veri e propri profumi.

La leggenda che rese la ricetta contro la peste famosa racconta che quattro briganti si cosparsero di un distillato particolarmente antinfettivo composto da otto oli essenziali (assenzio, salvia sclarea, rosmarino canfora, menta piperita, chiodi di garofano, cannella, aglio e lavanda spica) e si recarono in diverse case abitate da appestati per derubarli dei loro averi e al momento dell'arresto per gli atti vandalici essi poterono ottenere la libertà in cambio della ricetta della loro pozione.

La riscoperta nel XX secolo

Gli oli essenziali nell'epoca moderna

La Rivoluzione francese e il periodo del Terrore segnano una battuta d'arresto nell'uso e la diffusione degli oli essenziali e dei profumi e fino al XX secolo le scoperte in ambito aromaterapico si interrompono.

Bisognerà aspettare lo "sfortunato" incidente del padre dell'aromaterapia, René-Maurice Gattefossé, un noto ingegnere chimico, per riscoprire i benefici per l'uomo di queste sostanze. Appassionato dalla profumeria, entra a far parte dell'azienda di famiglia che già si occupa di oli essenziali e materie prime per l'industria profumiera. Dopo la morte di suo padre, il fondatore dell'azienda, René-Maurice fonda a Lione una società insieme a suo fratello e a sua madre, la Gattefossé & Fils grazie alla quale sviluppano la produzione di olio essenziale di lavanda.
È il 25 luglio 1910 quando René-Maurice si trova nel suo laboratorio e all'improvviso avviene un'esplosione che gli provoca delle ustioni alla testa e sul braccio; non sapendo cosa fare immerge il braccio in un recipiente contenente olio essenziale di lavanda vera senza riflettere. Il dolore si placa immediatamente e la guarigione della pelle si rivela particolarmente efficace. Da quel momento comincia ad interessarsi alle proprietà benefiche degli oli essenziali, oltre che al lato aromatico degli stessi.
 
Scrive la sua prima opera dal titolo Aromathérapie - Aromaterapianel 1931 e conia così questa nuova parola; si tratta anche della prima volta in cui la struttura biochimica delle molecole aromatiche viene messa in relazione con la loro attività sull'organismo in base alle loro funzioni.

Nonostante il lavoro di ricerca effettuato dall'ingegnere fosse eccellente e assolutamente innovativo in ambito medico, le sue scoperte non ebbero il successo che meritavano anche perché offuscate dal grande sviluppo dei prodotti chimici di sintesi per i quali i laboratori si facevano una concorrenza spietata.

L'aromaterapia di oggi deve moltissimo anche al medico Jean Valnet che da un contributo fondamentale attraverso le sue ricerche e la volontà di far conoscere l'opera di René-Maurice Gattefossé, generando una credibilità sempre maggiore dell'aromaterapia nei circoli medici francesi.

È anche grazie a lui che si deve la scoperta delle proprietà antinfettive degli oli essenziali che si rendono particolarmente efficaci per guarire i soldati durante la guerra in Indocina: le ferite vengono infatti bendate con garze imbevute di oli essenziali (che ci ricorda un po' di ciò che avveniva nell'Antico Egitto). Queste pratiche dimostrano contemporaneamente anche il grande punto debole degli antibiotici, ovvero la capacità che viene sviluppata dai batteri ad abituarsi a questo tipo di medicinali e che quindi rende necessario l'impiego di sostanze di sintesi sempre più nocive che riescano a fare effetto sull'organismo. Gli oli essenziali invece, costituiscono un metodo che permette di curarsi senza nuocere al corpo umano.

L’aromaterapia riappare quindi in Francia e prolifera rapidamente in tutto il mondo, soprattutto nei paesi occidentali ed è in particolare nel 1964, con la pubblicazione dell'opera Aromathérapie : traitement des maladies par les essences des plantes - Aromaterapia: guarire con le essenze delle piante -, che il dottor Jean Valnet viene conosciuto in tutto il mondo. 
 
Jean Valnet sviluppa il metodo di valutazione dell'attività antimicrobica degli oli essenziali, tecnica già utilizzata per la valutazione degli antibiotici di sintesi, questa volta applicata ad un prodotto differente, e naturale, oltre ad illustrare per i diversi oli la posologia da rispettare in base alle diverse affezioni.
 
Se René-Maurice Gattefossé è considerato il padre dell'aromaterapia moderna, non dobbiamo dimenticare che è sicuramente per opera del lavoro di Jean Valnet che questa è così popolare ai giorni nostri.
 
Da circa una trentina d'anni a questa parte l'aromaterapia è divenuta accessibile a tutti e la conoscenza sull'argomento è in continuo sviluppo. Nel 1975 Pierre Franchomme, un biochimico anche questa volta francese, fonda il primo laboratorio specializzato in oli essenziali. Il suo lavoro permette di identificare le specificità biochimiche di ciascun olio essenziale con lo scopo di limitare i problemi terapeutici e tossici, e tutti gli effetti secondari indesiderati che possono insorgere con l'utilizzo di queste sostanze.

Nel 1991 la direzione del laboratorio viene rilevata da un farmacista belga, Dominique Baudoux, che inizia a vendere delle sinergie di oli essenziali pronte all'uso e ne diversifica il formato affinché siano più facili da utilizzare (compresse, shampoo, frizioni, etc.) e per migliorare la qualità dell'informazione sugli oli essenziali con lo scopo di limitare i rischi legati all'uso decide di specializzarsi nell'insegnamento e nella pubblicazione di libri destinati ad essere letti da chiunque, dai novellini agli specialisti dell'aromaterapia. Negli anni '90 Baudoux apre la prima scuola di aromaterapia con lo scopo di sviluppare le tecniche e le modalità di diffusione delle conoscenze acquisite sempre nell'ottica di sviluppare una certa responsabilità del consumatore.
 
Oggi l'aromaterapia si è diffusa in tutto il mondo e le informazioni riguardo alla composizione e all'uso degli oli essenziali sono precise e dettagliate. Sono ugualmente numerosi i laboratori che lavorano sulla ricerca nell'ambito dell'aromaterapia certificata biologica poiché si tratta sicuramente di una delle tecniche più naturali possibili per contrastare le affezioni del corpo umano, è a maggior ragione importante che in quanto naturale, che i prodotti impiegati siano anche biologici.

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